trentacinquesimo anno, 30 aprile + 4 + 7>9 + 12>13 + 21>22 + 24 + 26>29 + 31 maggio 2025,
i l p e s o d e l f u o c o
L’illusione del giudizio. Conversazione con Massimo Simonini
Il direttore artistico Massimo Simonini racconta l’ «AnomaliA AngelicA», in vista dell’edizione numero 35. Seguo i concerti di AngelicA da molti anni oramai: tra il festival (in arrivo la trentacinquesima edizione, dal 30 aprile al 31 maggio: il programma è in arrivo qui) e le stagioni (siamo giunti all’undicesima) del centro di ricerca musicale ho maturato una pletora di esperienze formative che, vissute prima da semplice ascoltatore, hanno poi dato impulso e postura al mio modo di intendere il lavoro di critico. Una volta si diceva “l’immaginazione al potere”. Rituali dove quella che Sant’Agostino definiva “la nostra mente smaniosa di udire” depone le armi, smette di affannarsi a cercare significati, abbandonandosi al glorioso mistero del senso, del suono. Abbiamo parlato di questo e di molto altro con il deus ex machina di questa macchina non replicabile, selvatica e complessa, che risponde al nome di AngelicA: Massimo Simonini.
Qual è stata l’idea iniziale che ha dato vita alla rassegna, e come è cambiato il suo percorso negli anni?
«AngelicA nasce con l’intento di parlare di – e presentare – MUSICA che in Italia aveva uno spazio marginale. Unire mondi distanti tra loro, senza etichette. Negli anni Ottanta e Novanta gli appassionati dovevano viaggiare all’estero per comprare dischi e assistere a concerti. Abbiamo offerto una panoramica di ciò che accadeva musicalmente nel mondo».
Nel contesto musicale italiano, come vedi il ruolo del Festival in relazione ad altre rassegne che si occupano di musica contemporanea e d’avanguardia?
«Un’AnomaliA? AngelicA è riuscita a mantenere una dimensione di ricerca, fuori dalla routine della musica italiana, pur operando e collaborando con istituzioni dedite solo alla tradizione, al passato, attraversando ogni tipo di spazio e contesto (teatri comunali, spazi occupati, piazze, processioni per strada, musica su treni, cimitero monumentale, ad esempio) dialogando con tutti e con modalità inusuali. Era più importante il progetto che si cercava di fare delle discussioni necessarie per arrivare alla realizzazione. Ha da sempre commissionato opere (tra cui due a Stockhausen nel 2006 e 2007 mentre era vivente!) e sviluppato progetti originali che mettevano insieme musicisti, storie e orchestre di provenienza diversa e progetti dal carattere internazionale. Abbiamo sempre cercato di esplorare e di incoraggiare la ricerca, anche a costo di sfidare le convenzioni».
Quali sono le principali sfide che affronta oggi un festival che promuove la musica eterodossa in Italia?
«In un paese dove quasi tutte le principali istituzioni musicali, con le relative orchestre, si occupano solo di musica del passato, trascurando completamente i compositori viventi e la musica di ricerca, è facile immaginare cosa si potrebbe fare per migliorare anche solo un po’ la situazione. Per esempio sarebbe necessaria una “modern orchestra” dedicata esclusivamente alla musica contemporanea. La musica d’arte che si fa oggi nel mondo non è parte della normalità in Italia. Nonostante alcuni segnali positivi, come i bandi nazionali per i giovani artisti, oppure i bandi della Regione Emilia-Romagna per le produzioni, la musica di ricerca non può emergere come meriterebbe. Le risorse sono limitate e le istituzioni non la supportano abbastanza. E, attenzione, parlo di musiche che in altre città europee hanno un seguito importante e non sono ritenute marginali, anzi.
Quale pensi che debba essere il ruolo della musica nelle società contemporanee?
«Apertura-incontro-scambio tra diversità, tra tradizioni e tra avanguardie».
«Mario Zanzani scriveva: “Aprire la musica al pubblico e il pubblico alla musica”, e aggiungo: andare oltre se stessi, oltre i nostri rispettivi confini, con la BUONA musica si può».
Angelica ha sempre avuto una forte vocazione internazionale. Come selezioni gli artisti e quali criteri consideri per invitare chi sarà parte del festival? Ci sono dei temi o delle linee guida che ispirano la programmazione di ogni edizione?
«AngelicA cerca un equilibrio tra le tante e diverse espressioni musicali, mettendo insieme mondi ancora troppo distanti tra loro. Da 15 anni, inoltre, molti curatori partecipano alla costruzione del programma, portando idee e visioni diverse. In questo contesto, io svolgo anche un ruolo di coordinamento (artistico), cercando di mantenere una visione coerente del programma e dei costi».
Qual è, secondo te, la situazione attuale della cultura in Italia e quali sono le soluzioni che potrebbero aiutare la crescita e la sostenibilità di eventi come il Festival?
«La situazione della cultura musicale in Italia è critica, e non da oggi, ma da quando pratico questo mestiere: le risorse sono scarse e i costi sono aumentati notevolmente. Non vengono sostenute adeguatamente le produzioni musicali. Alcune soluzioni includono il finanziamento adeguato di centri di ricerca e spazi alternativi, l’inclusione di opere di compositori viventi nei programmi delle orchestre, il sostegno agli ensemble e musicisti di ricerca, e l’apertura dei teatri comunali a progetti internazionali. Inoltre, l’educazione musicale deve includere la musica di ricerca fin dalla scuola e dai conservatori, formando una nuova generazione di ascoltatori e musicisti, docenti compresi».
Quali sono le prospettive dal tuo punto di vista? Ci anticipi qualcosa sul prossimo festival?
«Il futuro di AngelicA dipende anche dalla risposta delle istituzioni e dalle risorse disponibili. Ci sono tante idee ma realizzarle è complicato anche dopo 35 anni di storia e invece tutto dovrebbe essere più semplice e più aperto. Continuiamo a lavorare per mantenere viva la ricerca, offrendo uno spazio internazionale per la musica contemporanea. E poi sto lavorando a un progetto che includa altre visioni e storie, intravedo qualcosa».
«Il programma di questo trentacinquesimo anno del festival aprirà con Charlemagne Palestine & Rhys Chatham in TWO forrrrr AngelicA a Bologna e proseguirà a Modena con Rhys Chatham direttore di A SECRET ROSE for 35, un concerto per 33 chitarre elettriche, Myriαm Stαmoυlis al basso elettrico e Jonathan Kane alla batteria».
«E poi, dentro un flusso di 18 concerti in 15 giorni, arriva in residenza Iancu Dumitrescu & Hyperion International Ensemble, un altro outsider della musica contemporanea, con un programma in prima assoluta preparato per AngelicA; Walter Rovere è il curatore di questo progetto (e collaboratore di AngelicA da molti anni)».
«E per i dischi di AngelicA arriva un triplo disco che penso sorprenderà chi pensava di conoscere quel musicista solo per quello che ha fatto e per come lo si conosce. Come per la musica, quando definisci qualcuno o qualcosa ti perdi la possibilità di essere sorpreso e conoscere meglio chi hai davanti, e chiudi te stesso e l’altro nell’illusione del giudizio».
(Nazim Comunale, Il Giornale della Musica, 26 marzo 2025)
Pulsioni cosmiche di AngelicA la ribelle
Da 35 anni la kermesse, tra Bologna e Modena, indaga oltre la zona franca dell’avanguardia più ufficiale e consolidata della musica…. La resistenza intelligente e progressista alla musica più biecamente mainstream, passa, come un fenomeno carsico, seminascosto, da suoni, artisti e iniziative che si attestano su frontiere inattaccabili. Si nutre di ricerca, in una lucida sopravvivenza che sta fuori dai moduli imposti con i grandi numeri. Nella grandissima maggioranza dei casi per queste musiche estranee al mercato, la disattenzione e la tendenza a ignorare da parte dei media sono il pane quotidiano e dunque i baluardi, le vie alternative vanno rintracciati, inseguiti, laddove il termine “avanguardia” non costituisce una minaccia o un precipizio da riserva indiana. Nelle prossime settimane, ad esempio, tra Bologna e Modena si rinnova il gioco di appuntamenti e appostamenti di Angelica, festival giunto alla 35esima annualità, che per il 2025 indica un titolo invitante, Il peso del fuoco: dal 30 aprile al 31 maggio un percorso di rimpalli, artifici, seduzioni ardite per una storia ormai adulta, che non ha mai sconfessato le sue origini, quel desiderio bruciante degli organizzatori, e del pubblico, digerito anche dagli amministratori locali, per indagare oltre la zona franca dell’avanguardia più ufficiale e consolidata. Angelica, un contenitore che dispone al meglio fin dalla sua denominazione, in tanti anni ha ospitato praticamente tutti i numi tutelari della musica di innovazione, spesso con l’ausilio delle commissioni specifiche: Karlheinz Stockhausen, per segnalare uno dei casi più eclatanti, portò ed esegui da Angelica e Dissonanze a Roma la sua ultima composizione, per elettronica, Cosmic Pulses. Era il 2007, pochi mesi prima di morire. Riassumere i rapporti con gli artisti più rappresentativi e coraggiosi – una panoramica completa si trova sul sito – di quella generazione sarebbe lunghissimo, come l’avventura parallela delle produzioni discografiche: Angelica ha licenziato già 59 volumi, e la marcia continua, altri due sono annunciati per i prossimi mesi. Certo, si tratta di piccoli numeri, semi isolati e periferici, ma pervicaci, che si trasmettono anche oltre il circolo degli specialisti e degli onnivori, che certi materiali devono andarseli a cercare come un rabdomante. I concerti che manderanno a spasso i curiosi di Angelica 35 toccano più tasti, una sorta di tapis roulant virtuoso dove trasportare artisti che qui si vedono di rado: Charlemagne Palestine e Rhys Chatham per la vecchia guardia, fiori all’occhiello tra una ventina di proposte…
(Enzo Gentile, Il Sole 24 Ore, 13 aprile 2025)
Torna AngelicA, il festival di musica contemporanea.
Un cartellone che conferma l’attenzione e l’apertura alla diversità, abbracciando mondi sonori diversi, con un programma multiforme e multisonico: è la 35/a edizione di AngelicA, il festival dedicato alla musica internazionale contemporanea e di ricerca in programma a Bologna e Modena dal 30 aprile al 31 maggio con 18 concerti e 4 residenze con artisti provenienti da 16 differenti paesi. “Una rassegna unica in Italia capace di mettere in dialogo musica e pubblico, realtà diverse delle città e tantissimi giovani”, ha sottolineato alla presentazione l’assessore alla cultura del Comune di Bologna, Daniele Del Pozzo.
(Ansa, 16 aprile 2025)
Angelica, 35 anni di “mondi lontanissimi”
Torna la rassegna con grandi nomi, fra sperimentazione e contaminazioni… Musiche possibili che mettono in scena i linguaggi della ricerca, sia storicizzando il lavoro di alcuni artisti che provengono dalla sperimentazione internazionale, sia presentando giovani talenti che hanno fatto del superamento dei confini il loro segno riconoscibile. Sono passati 35 anni dalla prima edizione di Angelica, e sono ancora tantissimi i territori da esplorare, come fa il Festival, portando, dal 30 aprile al 31 maggio, a Bologna e a Modena molte prime assolute, occasione rara per entrare nel cuore delle avanguardie sonore e dell’influenza che hanno su tutta la produzione musicale attuale.
(Pierfrancesco Pacoda, Il Resto del Carlino, 17 aprile 2025)
Palestine & Chatham inaugurano AngelicA che compie 35 anni
Sono amici di «AngelicA» da tempo e quest’anno ritorneranno insieme al festival bolognese dedicato alla musica contemporanea e di ricerca, la cui 35esima edizione ha come titolo «il peso del fuoco»… Negli ultimi tre anni Pierrot Lunaire, l’associazione che organizza «AngelicA», nata nel 1991, ha vinto quattro bandi per un totale di poco più di 750mila euro. Per il direttore artistico Massimo Simonini, «Bologna, e l’Emilia-Romagna, sono un po’ un’isola in Italia, si distinguono molto per queste attività, anche se potenzialmente potrebbero essere ancora di più. Sin dal primo anno abbiamo cercato di occuparci di musica vivente, che fosse legata al jazz, al rock o all’improvvisazione, di musicisti che hanno affrontato percorsi unici o che hanno inventato forme musicali. Senza guardare troppo ai numeri, perché magari un musicista che richiamava tre persone vent’anni dopo sarebbe diventato un grande della musica». Nel 2025, prosegue Simonini, si festeggiano i 35 anni del festival e i 15 anni del Centro di Ricerca Musicale, vicino ai centri europei del fare musica. In «una missione che, dialogando con tutti, ha cercato di “aprire la musica al pubblico e il pubblico alla musica”, come diceva Mario Zanzani, che ci ha lasciati nel 2007».
(Piero Di Domenico, Corriere di Bologna, 17 aprile 2025)
AngelicA 35
Straordinario programma di qualità all’AngelicA festival 2025 che inizierà il 30 aprile al Centro di Ricerca Musicale dicasi Teatro S. Leonardo di Bologna fino al 31 maggio. La trentacinquesima edizione del festival ospiterà musiche ed artisti di peso internazionale: fin dalle prime battute si avvertirà la presenza di compositori e musicisti importanti, con l’apertura del festival affidata al TWO forrrrr AngelicA, ossia il progetto di Charlemagne Palestine & Rhys Chatham appositamente costituito per la rassegna emiliana. …. Naturalmente i due artisti si esibiranno anche in maniera disgiunta nei giorni successivi: Chatham presenterà le sue composizioni in una versione inedita per 30 chitarre elettriche, insieme a Myriam Stamoulis basso elettrico e Jonathan Kane alla batteria (già batterista di Frank Zappa e ospite di AngelicA nel 2000 insieme a The Forever Bad Blues Band di e con La Monte Young & Marian Zazeela), mentre Palestine invece potremo ascoltarlo in solo all’organo a canne della Basilica di Santa Maria dei Servi di Bologna. … Poi, un top della rassegna è certamente quello che vedrà la partecipazione di Iancu Dumitrescu in veste di compositore (5 nuovi pezzi in prima mondiale) … La formula di AngelicA contiene una logica e degli obiettivi ben delineati, ossia di avvicinare o far lavorare insieme realtà musicali che sono spesso agli antipodi, contribuendo a progetti unici e irripetibili: far evaporare i generi e costruire ponti sicuri per la musica e il suo gradimento.
(Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 23 aprile 2025)
AngelicA compie 35 anni: il programma del festival musicale
… Un traguardo importante per una kermesse musicale unica nel suo genere. Il direttore artistico Massimo Simonini ha accolto il contributo di diversi curatori per un programma che, come scrive Zero Bologna riportando le parole di Simonini, somiglia più a “una missione” per “aprire la musica al pubblico e il pubblico alla musica”, citando Mario Zanzani, direttore di AngelicA morto nel 2007.
Il festival mette al centro la ricerca musicale e la sperimentazione, con artisti famosi per le loro opere non convenzionali. Punte di minimalismo e massimalismo, surrealismo musicale, ma anche grime, hip-hop, noise, punk, free jazz e tanti altri generi e sottogeneri musicali.
(BolognaToday, redazione, 29 aprile 2025)
35 anni di musica vivente: torna AngelicA Festival
Scegliere di intraprendere percorsi poco tracciati non è affatto facile: richiede impegno, perseveranza e molta fiducia, dal momento che, spesso, ci si scontra con molti ostacoli e tante resistenze. Lo sa bene AngelicA – Festival Internazionale di Musica, che da ormai 35 anni propone un vivace contesto per la sperimentazione sonora e la ricerca musicale nazionale e internazionale, anche attraverso il Centro di Ricerca presso il Teatro San Leonardo e la Scuola di Musica.
Quest’anno il programma di AngelicA si sviluppa tra il 30 aprile e il 31 maggio tra Bologna e Modena, con 18 live in 15 giorni e artisti provenienti da 16 Paesi, che mescoleranno culture, ritmi, musiche e tradizioni dall’Europa e dal mondo, per abitare e esplorare territori inediti, anche attraverso relazioni artistiche inusuali.
(Gagarin, Ilaria Cecchinato, 29 aprile 2025)
Ecco Charlemagne Palestine con Rhys Chatham ad Angelica
Prima che “drone” diventasse parola sinistra e minacciosa, la musica ne aveva fatto il manifesto di una branca timbrica riconoscibilissima, che enfatizzava l’uso di suoni, note o cluster estesi e ripetuti, i cosiddetti bordoni (che in inglese si scrivono appunto “drone”). Era il campo espressivo di minimalisti che sguazzavano nel crogiolo creativo della New York di fine anni 60-70, e proprio a due di loro, Charlemagne Palestine e Rhys Chatham, il Festival Angelica dedica l’inaugurazione della sua 35esima edizione… Fino al 31 maggio Angelica sarà una finestra aperta sulla musica contemporanea di quattro continenti, dagli Usa al Mali, dal Libano alla Romania, passando per India e Polonia, in un cartellone di 18 concerti punteggiati da sette prime assolute.
(Luigi Barbosa, La Repubblica – Bologna, 30 aprile 2025)
AngelicA, il peso del fuoco
Torna il festival internazionale di musica. La trentacinquesima edizione apre come di consueto un sipario sull’ inaudito, la storia, l’inedito. Nella primavera emiliana torna AngelicA, il festival internazionale di musica che quest’anno recita nel sottotitolo “il peso del fuoco”. La trentacinquesima edizione apre come di consueto un sipario sull’ inaudito, la storia, l’inedito. Non ci sono spazio né tempo per la nostalgia: l’oggi, il passato e il futuro pulsano elettrici come un feedback in cerca di casa.
(Nazim Comunale, Il Manifesto, 7 maggio 2025)
AngelicA 35 Part 1: Ciaoing and getting Ciaoed
For anyone tuned into jazz, contemporary composition, outernational, improvised and experimental music over the last several decades, the AngelicA Festival in Bologna has stood as a beacon for legendary performances and landmark recordings. Its legacy is as expansive as it is enduring… AngelicA is thick with a tradition of supporting contemporary developments at the forefront of musical thinking, where virtuosity and vision viscerally intersect in lived emotion.
Most of the concerts take place in Bologna at the festival’s headquarters: an old theater on a busy street in the university district. … The Teatro San Leonardo has a rich and winding history. Originally built in the 14th century and functioning as a church for centuries, it was damaged during World War II and reemerged in the 1960s as a hub for political theater. It remained a theater through several changes of ownership before becoming, in 2011, the home of the Centro di Ricerca Musicale—the headquarters of the AngelicA Festival. The stage inside is high, nearly a meter, with a few crumbling statues tucked into wall alcoves. Assigned seating and modern lighting coexist swimmingly within the lingering historic atmosphere. On nice days, drinks are served in an adjacent garden—though no beverages are allowed in the hall during performances.
The audience tends to be unusually devoted. A Greek man told me he’s attended every festival since its inception. Another, from Florence, said that even if the same ensemble plays in his hometown, he still prefers to hear them here, because something about this space elicits their best. I’ve noticed a healthy mix in the crowd: older women attending in small, chatty friend groups; scatterings of loner students; black heavy metal t-shirt-wearing aficionados; and the occasional intrepid tourist on a pilgrimage (not just me!). It’s the kind of crowd that listens closely, and the music earns that attention.
(Andrew Choate, The Free Jazz Collective, 16 maggio 2025)
Etereo come la Musica: il sogno di AngelicA
…doveroso omaggio, a quello che parti già 35 anni orsono, come una utopica scommessa. Stiamo parlando di AngelicA, ovviamente, la rassegna internazionale di musica, volutamente scarnamente definita così, la cui operazione di senso profondo è ancora tutta contenuta e nello stesso tempo espansa nelle parole del suo primo artefice, quel compianto Mario Zanzani di cui si pubblicano nei quaderni le note alle varie edizioni da lui curate fino alla morte avvenuta prematuramente nel 2007, proprio in questi giorni. E ci tocca e sorprende come allora, la lucidità con cui si accende una visione orizzontale del fare e fruire musica che ci toglie da ogni imbarazzo definitorio ma anche consolatorio e tribale… Non per caso, dunque, una allusione alle alte sfere celesti, dove la questione di “genere”, non è così dirimente. Un autentico spaziare dunque in a kind of blue di sconcertante profondità che sempre contraddistingue locandine e brochure del festival così artistiche, sconcertanti e raffinate ogni volta, ma sempre terribilmente coerenti ad un mandato implicito ma evidentemente vincolante come una devozione. … Così possiamo dire che Angelica, non fa musica di ricerca, ma cerca la musica e i musicisti cercano lei, in un reiterarsi di missioni impossibili, che hanno portato però nel 2011 alla fondazione del Centro di Ricerca Musicale presso il complesso del San Leonardo, uno dei luoghi più belli ed evocativi della città, letteralmente intriso di storie di cultura e sperimentazione. Questo significa avere un calendario di appuntamenti comunque oltre il festival, che si snodano tra settembre e aprile, residenze, laboratori, progetti speciali, 15 anni di Piccolo Coro Angelico, per esempio. Insomma, significa avere delle fondamenta anche se lo sguardo è sempre ostinatamente alto e volatile, oltre tutte le recinzioni, gli steccati, i muri, ma perché no anche i portici tanto accoglienti e uterini da non volerti mai mettere in difficoltà. Si può infine discutere per ore, come appunto si dica del sesso degli angeli, quando si parla del tipo di musica che si faccia, si scelga e si discuta da queste parti, ma la cosa indubitabile è l’internazionalismo conclamato delle programmazioni e la valenza soggettiva si del tutto, eppure mai individualistica. Si fa musica rigorosamente dal vivo e collettivamente. Così, finalmente dopo anni di reverente ricorrente seppur assolutamente disordinata frequentazione di questo tempio di un culto così particolare, riesco finalmente a fare due chiacchiere con Massimo Simonini, che già giovane più che promettente adepto, poi braccio destro di Zanzani è tuttora il direttore artistico seppure in modo particolare, di questo pacchetto di saperi e storie gloriose della nostra città, la dotta, ma anche di un po’ tanto mondo, che chiamiamo AngelicA.
(Silvia Napoli, Il Manifesto in Rete, 20 maggio 2025)
Angelica Festival 35
Bologna, Centro di Ricerca Musicale – Teatro San Leonardo, Modena, Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Momento maggio 2025
Tra poco questo giornale compirà trent’anni e Angelica ha appena festeggiato il suo 35esimo compleanno! Credo di essermi perso soltanto la prima edizione, anche se la mia memoria comincia a vacillare. E dunque credo sia davvero tempo di ringraziare chi questo festival internazionale di musica, meglio momento maggio, (anche se ormai con le sue appendici autunnali, il quartier generale del Teatro San Leonardo pulsa di suoni, visioni e vita per gran parte dell’anno) l’ha fortemente ideato, voluto, con ostinazione pur tra mille difficoltà. A partire dal suo compianto fondatore Mario Zanzani, passando per lo storico direttore artistico Massimo Simonini e tutti i suoi appassionati non meno storici collaboratori, che per una volta vorrei provare a citare almeno in parte: da Walter Rovere per le scelte sempre attente e coraggiose, al tecnico del suono Gianluca Turrini, dal fotografo ufficiale Massimo Golfieri, all’ufficio stampa curato quest’anno da Leonardo Cianfanelli e Andrea Sbaragli e poi Elisabetta Beddini, Silvia Tarozzi con il Piccolo Coro Angelico, Fabrizio Gilardino e Luca Vitali e quanti altri dimentico. Ogni sera qui ad Angelica c’è un mondo diverso chiosa ad un certo punto un sempre “angelico” Massimo Simonini, e come dargli torto? Basti dare un occhio al cartellone, aperto con gran fervore da due vecchie conoscenze come Charlemagne Palestine e Rhys Chatham. … La prima assoluta che han portato ad Angelica con il solito estroso titolo TWO forrrr AngelicA… Qualche sera dopo al Teatro Comunale Pavarotti- Freni di Modena, Rhys Chatham darà invece sfogo al suo proverbiale massimalismo minimalista (l’ossimoro non è propriamente mio) con A Secret Rose composizione per 33 chitarre elettriche, basso elettrico e un Jonathan Kane che abbiamo già conosciuto con la fragorosa Forever Blues Band di La Monte Young, alla batteria…. Attesissima anche la prima assoluta del rumeno Iancu Dumitrescu e del suo Hyperion International Ensemble, l’oggi ottantenne artefice dell’”iperspettralismo” ancora una volta non concede sconti, tra vuoti e pieni, di una musica radicale che rompe ogni convenzione, avanguardia compresa. La sua è una furia che irrompe, attanaglia e disturba per oltre due ore, ed è potente e radiante per quanto complessa, come la filosofia Husserliana a cui si ispira. Ai lati gli assi portanti della batteria e percussioni di Chris Cutler e Simone Beneventi, nel mezzo una pletora di strumentisti (tra gli altri Tim Hodgkinson al clarinetto basso) che paiono diretti da un’instancabile ed ineffabile Dumitrescu, girato di spalle e autentico maestro dell’apocalisse. Il tredici maggio è di nuovo Charlemagne Palestine a effondere i suoi armonici dentro la Basilica di Santa Maria dei Servi, per una apposita interpretazione su quell’organo a canne ormai mitologico, di “Schlingen Blängen” una delle sue storiche composizioni per organo, non prima però di averci illuminato per qualche minuto, con il canto del suo tipico falsetto, memore dei trascorsi giovanili in sinagoga, a metà via tra salmodie ebraiche e mantra indiani. Uno degli highlight di Angelica 35, pur nella sua brevità. Momenti felici anche con il trio free di William Parker, Ava Mendoza e Hamid Drake. Circular Pyramid è l’intersezione tra le corde elettriche sporcate di blues e noise di Ava Mendoza, quelle più acustiche di Parker al contrabbasso e ad un meraviglioso strumento etnico che ricorda una kora, oltre a suonare il shakuhachi, mentre alle percussioni un sempre formidabile Hamid Drake, set che cresce sempre più in intensità, verso un finale spiritual jazz con Drake che intona il mantra di Padmasambhava, che pare un omaggio all’amico di una vita, Don Cherry, quello di “Brown Rice” soprattutto. … Tante cose insomma ad Angelica…
(Gino Dal Soler, Blow Up, 4 giugno 2025)
AngelicA 2025 Part 3: Basta Alora, Fine Alora
…Piccolo Coro Angelico. This performance marked the fourteenth appearance of the Piccolo Coro Angelico at the festival. The children’s choir rehearses once a week from October through May to prepare for this moment. The theatre itself was transformed – decorated with the kids’ own drawings, paintings, and collages of trees. Onstage, they wore white lab coats personalized with buttons, doodles, and whatever configurations their imaginations allowed. … I especially appreciated Molecole, the opening number: a chorus of competing animal sounds, followed by bouncy, jovial lyrics and a return to the barnyard for a feast of animaliciousness. What followed was a well-considered program of eight more songs, combining playful textures—windy whooshes, wild laughter—with moments of proper choral beauty. … I could hear the kids in the audience behind me yelping and dancing in their seats. After the encore—some things must remain secret—I caught one of the performers with a look of pure, stunned joy on her face, like a deer caught in the headlights of her own sudden emotion. One of the many quiet miracles this festival has been offering for decades. … Places like AngelicA are where we can go to feel comfortably uncomfortable, and that’s an important kind of home. … I’ve got to give a shout-out to the sound crew for their extreme flexibility in bringing each performer’s sound to life across this wildly varied festival. And while I usually don’t care for visuals added to music—unless they’re developed hand-in-hand with the material—I’ve got to say… in the end, what matters about this festival is not just individual moments but the totality of the full, unfiltered experience of living musical culture presented with care, with guts and with no need to specialize or sanitize. That’s how you respect an audience. You give them everything, not just the trendiest slice. To paraphrase Bishop Robert Barron, miracles are not interruptions of the natural order but intensifications of it. AngelicA is just that: a miracle. Not because it breaks the world, but because it deepens and intensifies it. It shows what the world can be when music is for people, not marketed at them. Even the chairs—yes, the chairs—are arranged in thoughtful staggered rows, so your knees aren’t crunched and your ears and eyes aren’t blocked, even with a full house. That, too, is part of the miracle: a space built for listening. And yet no national Italian paper covers it, nor any of the big international outlets that ostensibly specialize in keeping the public abreast of the most interesting developments in modern music and listening. I’m not comparing AngelicA to the other festivals that attract the most journalistic attention, where the crowd is divided into classes and calibers, and artists are ranked by the font size of their name. I’m saying: this is something else entirely. …
… And more importantly – they know a miracle when they hear one, which is what AngelicA is. Not a platform for prestige; it’s too unsorted and particular for that. It’s where music is made for people, and held like a gift.
(Andrew Choate, Free Jazz Blog, 6 giugno 2025)
AngelicA 35 a Bologna e Modena
Da sempre il festival bolognese permette di assistere alle più varie esperienze musicali dell’attualità, senza vincolarsi a generi, autori o prassi esecutive. Ma forse un limite se lo è imposto Massimo Simonini, infaticabile e coerente direttore artistico: quello di evitare sempre qualsiasi espressione del già affermato mainstream, del “popular” ormai troppo consolidato e riconosciuto. Una prerogativa di AngelicA è quella di presentare quasi sempre produzioni originali in prima assoluta, oppure progetti in prima italiana, affidando l’organizzazione dei concerti di volta in volta al lavoro competente di diversi curatori. ….
(Libero Farnè, All About Jazz, 9 giugno 2025)
Necessary
AngelicA is a one-organization renaissance appealing to every aspect of living music. As a result, hidden connections appear between widely divergent genres – emerging not from similarity, but from the charged space that forms when sounds meet in listening bodies. Shared urgencies that transcend styles and geographies are revealed at AngelicA, and what could be more vital, more necessary?
(Andrew Choate, Los Angeles, 30 giugno 2025)

