Extra e Eventi

Giuseppe Chiari, GESTI SUL PIANO. Prima Settimana Internazionale della Performance, Bologna, 1977. Collezione MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. (ph. Silvia Lelli / Lelli e Masotti Archivio. Immagine acquistata grazie al PAC 2021 – Piano per l’Arte Contemporanea)

 

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 
in collaborazione con 
AngelicA | Centro di Ricerca Musicale
e con
Fondazione Bonotto
presenta

un ciclo di concerti con la musica di Giuseppe Chiari
Bologna, 28 maggio + 26 settembre 2026
 

* * * * * 

sabato 26 settembre 2026 – ore 17.00 e 19.00 – MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – Sala delle Ciminiere

ore 17.00

– – -> Agnese Toniutti
– – ->
FLUXUS CARDBOARDS FOR GIUSEPPE CHIARI
prima assoluta

Giuseppe Chiari (1926-2007)

Intervalli n.2, Do (1950)

Philip Corner (1933)

Extensions of Giuseppe Chiari’s “DO” (2024/25) prima assoluta
Giuseppe Chiari’s “DO” further extended
(2024/2025) prima assoluta

Giuseppe Chiari (1926-2007)

Gesti sul piano (1962/1976)

Giancarlo Cardini (1940-2022)

Foglie d’autunno lentamente trascolorano (1983)

Giuseppe Chiari (1926-2007)

PCA (Per Cardini) 1-2 (1997)
PCA (Per Cardini) 3-8 (1998)

Mieko Shiomi (1938)

Direction music for a pianist (1990),
per pianoforte, voce narrante e cartoncini

Agnese Toniutti pianoforte
musiche di Giuseppe Chiari, Philip Corner, Giancarlo Cardini, Mieko Shiomi

a cura di Agnese Toniutti

 

∇ ∇ ∇

 

ore 19.00

– – -> Chiara Saccone & Deborah Walker

Giuseppe Chiari (1926-2007)

Metodi per suonare (1962/1975)
I sassi
Il pianoforte
La chitarra
Il violoncello
Il rompere
L’acqua

Chiara Saccone pianoforte, chitarra, oggetti
Deborah Walker violoncello, chitarra, oggetti

musiche di Giuseppe Chiari

 

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28 maggio 2026 – ore 19.00 – MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – Sala delle Ciminiere

– – >  Reinier van Houdt (Olanda)

in occasione dell’opening della mostra
Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo 

Giuseppe Chiari (Firenze, 26 settembre 1926 – 9 maggio 2007)

INTERVALLI  (1950 – 1956); per pianoforte

Reinier van Houdt pianoforte

musiche di Giuseppe Chiari

 

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nell’ambito di

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo 
una mostra curata da Lorenzo Balbi e Mario Chiari
presso il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 29 maggio al 27 settembre 2026

MAMbo, in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto,
presenta un ciclo di concerti con la musica di Giuseppe Chiari – 28 maggio 2026 + 26 settembre 2026

il progetto espositivo è sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea,
promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

 

Giuseppe Chiari, GESTI SUL PIANO. Prima Settimana Internazionale della Performance, Bologna, 1977. Collezione MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. (ph. Silvia Lelli / Lelli e Masotti Archivio. Immagine acquistata grazie al PAC 2021 – Piano per l’Arte Contemporanea)

 

> – – – > l’apparente astrattezza ci rivela (poi) e rappresenta un disegno nitido,
un pensiero preciso, chiarissimo > – – – >  frutto di una visione, frutto della creazione

massimosimonini

  

Giovedì 28 maggio 2026 si è inaugurata nella  nella Sala delle Ciminiere del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna la mostra Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo, curata da Lorenzo Balbi e Mario Chiari.

L’esposizione, prima retrospettiva completa del lavoro di Giuseppe Chiari in un’istituzione pubblica, è concepita in occasione del centenario della nascita dell’artista (Firenze, 26 settembre 1926 – Firenze, 9 maggio 2007) con l’intento di restituire una lettura critica complessiva della sua produzione, riconosciuta come una delle più rilevanti nel panorama dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.

All’inaugurazione il pianista il pianista olandese Reinier van Houdt ha eseguito Intervalli (1950 – 1956) di Giuseppe Chiari, un’opera finora poco conosciuta (pubblicata su disco quest’anno per la prima volta), ma di grande rilevanza, e che può essere considerata come il primo brano minimalista della storia della musica.

Il concerto è realizzato in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto.

Il 26 settembre 2026, nel centenario della nascita di Giuseppe Chiari, altri due concerti speciali chiuderanno la mostra: la pianista Agnese Toniutti, e il duo di Chiara Saccone & Deborah Walker.

 

Agnese Toniutti
FLUXUS CARDBOARDS FOR GIUSEPPE CHIARI
Il programma mette in relazione tre composizioni di Giuseppe Chiari appartenenti a diverse fasi creative – compreso il celebre Gesti sul piano che lo accompagnerà praticamente per tutta la vita – con i lavori di artisti che hanno preso parte al movimento/non-movimento corale e internazionale Fluxus.
Giancarlo Cardini, Mieko Shiomi, Philip Corner sono compositori con cui ho avuto (e tuttora ho nel caso di Corner e Shiomi) il privilegio di potermi confrontare nell’interpretazione dei loro lavori.
Philip Corner, tra i fondatori del movimento, dialoga direttamente con la musica di Chiari: l’idea generatrice di DO, il secondo degli Intervalli del 1950, si espande in varie metamorfosi riverberando nel mondo compositivo di Corner. 
Giancarlo Cardini (1940/2022), pianista e compositore, paladino della nuova musica e per una parte della sua vita creativa vicino a Fluxus, è uno degli interpreti di Gesti sul piano fino al 1972, quando lo stesso compositore ne prende in mano l’esecuzione. Proprio a Cardini sono dedicati i due fascicoli di PCA, scritti rispettivamente nel 1997 e nel 1998. Alcuni dei numeri della raccolta sono stati eseguiti da Cardini in occasione del concerto per gli 80 anni di Chiari; l’intera opera è qui in prima esecuzione.
Le “cardboards” a cui si riferisce il titolo sono quelle della composizione di Mieko Shiomi, oggetti performativi, frammenti poetici che aprono gentilmente il campo a una riflessione sull’arte che Giuseppe Chiari, già presente al primo festival Fluxus di Wiesbaden nel 1962, condurrà poi in modo sistematico, mettendo in discussione attraverso le sue azioni musicali i grandi significati condivisi di musica, musicista, strumento, e il loro ruolo ideale e reale nella società. 
Agnese Toniutti

 

Compositore e improvvisatore, artista concettuale e teorico, GIUSEPPE CHIARI ha segnato fortemente con il suo pensiero filosofico e artistico la scena musicale internazionale degli anni sessanta e settanta.
Nel 1962 è l’unico italiano a entrare a far parte di Fluxus come membro ufficiale: nel primo festival del movimento (Wiesbaden settembre 62), Frederic Rzewski eseguì i suoi Gesti sul Piano, e il primo Fluxyearbox assemblato da George Maciunas conteneva la partitura di La Strada (eseguita a dicembre 64 da Cornelius Cardew e Robin Page all’ICA di Londra), una busta con vari foglietti descriventi una serie di rumori derivanti da azioni che prevalentemente “devono venire solo annunciate, lasciando allo spettatore immaginare i fatti auditivi che comportano”, mentre “solo alcune, poche, possono essere eseguite”.

I Gesti sul Piano, che restano il suo lavoro più celebre, sono anche quelli che contribuiscono a definire in maniera più paradigmatica la radicalità della sua estetica.

Punto di partenza è una immaginaria situazione di tabula rasa:

L’uomo non conosce l’esistenza dei tasti
la tastiera è per lui una lunga striscia bianca
egli però ha capito che le sue mani le sue braccia possono lasciare un’impronta sulla tastiera come sulla sabbia
ha capito
che la sua rabbia la sua ansia la sua tensione la sua fissità la sua apatia la sua tenerezza lasceranno per un attimo sulla striscia bianca un’impronta rabbiosa tenera
non ha mai visto suonare un piano
non concepisce che un dito serva per un tasto

gesti sul piano
metodo per piano

A partire dal 1962 Chiari aveva infatti abbandonato la notazione musicale tradizionale in favore di una forma di scrittura che impiegava elementi grafici e/o verbali, e che sarebbe diventata caratteristica della sua produzione successiva. Lontano dall’astrazione e dai barocchismi pittorici delle partiture grafiche che esplodevano in quegli anni, quelle di Chiari sono invece però estremamente concrete, delineanti direzioni, linee di forza, schemi di movimenti: partiture di pura action music che separano (lasciandolo indeterminato) gesto esecutivo e suono, unendo, come scrisse Dorfles, “corporeità e processualità ideativa”.
Nello stesso anno dei Gesti, Chiari iniziò a compilare una serie di Metodi per suonare: una raccolta uscì su libro nel 1976, contenente le partiture di 11 metodi per suonare strumenti musicali, ma anche oggetti ed elementi (acqua, sassi, videocamera…), luoghi (la stanza, la città) o azioni (il rompere).
Le pagine del libro dedicate al pianoforte riportano lo stesso testo usato per i Gesti, seguito da una serie di foto tratte da video, che illustrano posizioni delle mani (dita, palmi, polsi, avambracci, ecc) sulla tastiera.
In maniera estremamente sistematica, nei Metodi anche gli strumenti musicali sono analizzati nella loro forma, struttura, caratteristiche materiali, dimenticandosi della loro storia esecutiva ma trattandoli come oggetti sconosciuti incontrati per la prima volta.
Gli Intervalli, composti tra il 1950 e il 1956 e eseguiti da Reinier van Houdt nel concerto d’inaugurazione della mostra al MAMbo lo scorso 28 maggio, rappresentano invece una delle sue composizioni meno conosciute ma anche più sorprendenti, sia in relazione alla coeva avanguardia europea, che rispetto alla direzione verso la “musica gestuale” che prenderà il suo lavoro.
Si tratta infatti della sua prima composizione ufficiale, ma che inizierà a venire eseguita solo nel 1970 (con un concerto di La Monte Young presso lo spazio di Rzewski a Roma!), seguita da performance di Zygmunt Krause, Sylvano Bussotti e Giancarlo Cardini, che la descrisse come “una lenta successione di accordi inframmezzati da pause, e con scelta registrica costantemente cangiante”.
Secondo Van Houdt, Intervalli “potrebbe essere considerato il primo brano minimalista della storia della musica. Tuttavia, le note non vengono mai ripetute letteralmente. Ciò che si ripete è un movimento, un susseguirsi di note nel tempo che poi subisce permutazioni in tutte le direzioni. L’identità dei suoni non è importante, ciò che conta sono le differenze: gli intervalli tra i toni sono coniugati in vari movimenti – movimenti di espansione, contrazione, addizione, sottrazione, ecc.”
In ogni caso gli Intervalli sembrano anticipare di anni le teorizzazioni su processi sistemici, serialità e variazione esplicitate da Steve Reich e Sol LeWitt nei loro rispettivi manifesti del 67-68.
È una curiosa coincidenza che Chiari abbia fondato nel 1960 “Vita Musicale Contemporanea” a Firenze con Pietro Grossi, pioniere dell’arte informatica e del calcolo combinatorio applicato alla musica; ma prima di questo incontro, Chiari proveniva comunque da studi di matematica all’Università, e come scrisse nella sua Autobiografia (1996): “1950. Chiari compone sulla tastiera composizioni geometriche, applica combinazioni.” Un’attitudine “sistemica” che, come notano Saccone e Walker, Chiari continuerà a mantenere anche nel suo periodo apparentemente più informale e slegato da norme e regole musicali: “Nel comporre i Metodi per suonare, Chiari associa l’espressione spontanea e l’effetto liberatorio dei gesti a procedure logiche, scientifiche e sistematiche, senza dubbio influenzate dai suoi precedenti studi matematici”.
Nel concerto di Agnese Toniutti, al secondo degli Intervalli, un brano per cui l’intera struttura intervallare di ogni accordo è costruita attorno a un Do centrale ripetuto tutto il tempo, seguiranno in prima assoluta due “estensioni” inedite del brano, composte recentemente da PHILIP CORNER.
Come Chiari, Corner venne invitato a far parte di Fluxus fin dal principio (George Maciunas gli dedicherà una delle sue rare composizioni nel 1962, che Corner ricambierà con composizioni-omaggio nel 2017/19); e curiosamente, come il compositore italiano, anche lui non fu presente di persona al primo “Festum Fluxorum” del settembre ’62 a Wiesbaden; tuttavia fu proprio una sua composizione, le Piano Activities che Maciunas, Alison Knowles, Emmett Williams, Ben Patterson, Dick Higgins, Nam June Paik e Wolf Vostell eseguirono distruggendo completamente un pianoforte, a generare un enorme succès de scandale che donò la prima importante esposizione sui media del Movimento (nonostante la partitura originale includesse varie istruzioni per creare suoni interagendo su diverse parti dello strumento in modi non convenzionali, ma senza arrivarne alla distruzione!).
Nella sua lunga carriera di compositore e teorico, Corner è stato cofondatore anche di altri gruppi storici, come il Judson Dance Theater, il Tone Roads Ensemble, il Sounds Out of Silent Spaces e il Gamelan Ensemble “Son Of Lion”. Molte delle sue partiture evolvono in pure partiture grafiche, istruzioni verbali che diventano poesia. Tra i musicisti ed ensemble con cui ha lavorato ci sono James Tenney, Malcolm Goldstein, Charlotte Moorman, David Behrman, James Fulkerson, The Barton Workshop e Apartment House.
Tra le sue presenze ad AngelicA ricordiamo l’omaggio (in solo e trio con Joan La Barbara e Alvin Curran) al Treno di Cage al MAMbo e il recital di brani per coro (cd i dischi di angelica) Chorus At The Corner – A Joyfull Noise.
Pianista e compositore nato nel 1940, GIANCARLO CARDINI è stato esponente della corrente artistica fiorentina che ha compreso Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Daniele Lombardi, Pietro Grossi e Albert Mayr, musicisti che hanno sperimentato l’interazione tra suono, gesto e visione riprendendo il portato delle avanguardie storiche.
Come esecutore, Cardini ha offerto storiche performance di Cage, Feldman, Chiari, Castaldi, Satie, Marchetti, Clementi, Mosconi e altri compositori del Novecento. Come compositore è autore di opere cameristiche, vocali, sinfoniche, mixed-media e di scena, per la compagnia teatrale I Magazzini; ma si è occupato anche di musica “leggera”, attraverso una serie di rivisitazioni di cantautori degli anni ’60 (nel 2011 fu ad AngelicA con Le canzoni che ho amato/Variazioni). Negli anni 80, si è inoltre dedicato a lavori come Lento trascolorare dal verde al rosso in un tralcio di foglie autunnali (’83), che considerava rappresentativi della sua filosofia più intima, la ricerca di una consonanza con la bellezza e il respiro lento della natura che si fa suono.
Compositrice, artista visiva e poetessa giapponese, MIEKO SHIOMI ha co-fondato nel 1960 il Gruppo Ongaku (Musica di Gruppo) per esplorare l’improvvisazione e la musica d’azione, assieme ad altri futuri membri di Fluxus come Takehisa Kosugi e Yasunao Tone. Tra il 1963 e il 1964 iniziò a comporre quelle che definì “poesie d’azione”, eliminando la notazione musicale a favore di istruzioni verbali da interpretarsi da parte dell’esecutore. Un esempio è la sua Boundary Music, che istruiva gli esecutori a “Creare il suono più debole possibile di una condizione limite, sia che il suono finisca per nascere oppure no”. Iniziò anche a creare oggetti che evocavano visivamente la musica, come la sua Endless Box (“musica trasparente, musica in cui non si potesse udire altro che l’incessante scorrere del tempo”) che segnò il suo ingresso ufficiale in Fluxus. Giunta a New York nel 1964, partecipò al concerto Fluxus Symphony Orchestra alla Carnegie Hall. La sua Direction Music for Fingers invitava i partecipanti a scrivere su un cartoncino il nome di un luogo reale o immaginario, e ad attaccare il cartoncino a un filo, la cui altra estremità era legata a un suo dito. Il partecipante doveva poi fissare il cartoncino in un punto che puntasse verso il luogo scelto. Nel 1965 la performance Disappearing Music for Face venne anche realizzata come film con protagonista Yoko Ono. La sua opera più celebre è Spatial Poem, una serie di nove performance di mail art (1965-1975) in cui spedì in tutto il mondo istruzioni che chiedevano di eseguire una performance o un testo, e di inviarne documentazione; parteciparono oltre 230 artisti, tra cui John Cage, Philip Corner, Allen Ginsberg, La Monte Young ecc.
Nel 2013 il Museo Nazionale d’Arte di Osaka ha ospitato la retrospettiva Mieko Shiomi and Fluxus nel 2013.
Walter Rovere

 

Agnese Toniutti 

Agnese Toniutti, pianista, si dedica all’esplorazione del repertorio contemporaneo e del Novecento. Il suo interesse si rivolge in particolare al ruolo del suono nella composizione e al legame complementare tra composizione e improvvisazione. All’attività concertistica ama affiancare un lavoro di ricerca; tra i compositori più approfonditi vi sono Giacinto Scelsi, Giancarlo Cardini, John Cage, Lucia Dlugoszewski. Le sue incursioni nel territorio dell’improvvisazione e della composizione sono stimolate dallo studio dei movimenti artistici degli anni Settanta.
Ha interpretato in prima esecuzione opere degli artisti Fluxus Dick Higgins, Philip Corner, Mieko Shiomi, ed è stata invitata a suonare all’inaugurazione di Sixty Years in Flux, manifestazione celebrativa per i 60 anni del movimento organizzata nel 2022 dal Comune di Genova. È tra gli interpreti della collezione in due volumi Fluxus & Neo Fluxus (Stolen Symphony part I, e Keep Together part II, Sub Rosa 2023/24), con brani di Shiomi, Higgins, Corner, Cardini e Young, presentata a Praga nel 2024 con un concerto performance di tutti gli interpreti per più di tre ore di musica. Nel 2020 ha inciso un disco monografico con la musica pianistica di Giancarlo Cardini (Lento trascolorare, Da Vinci 2020).
La collaborazione con Philip Corner l’ha portata ad inserire regolarmente in repertorio le sue composizioni, stimolanti sfide per l’esecutore. Alcune di queste interpretazioni sono pubblicate anche dall’etichetta americana Neuma Records (Subtle Matters, 2021). Si è esibita in duo pianistico con il compositore al Teatro Valli di Reggio Emilia per il Festival Aperto nel 2023, in occasione dei suoi 90 anni, replicando l’anno successivo al Museo di Arte Moderna e Contemporanea Casa Cavazzini per i Civici Musei di Udine.
Tra le sue ultime collaborazioni, la composizione delle musiche per l’installazione multimediale The moon is full but it is not the moon (Lussemburgo, 2022) con gli artisti G. De Marco, K. Pernar e A. Mircev, l’incisione dell’integrale delle Sonatas & Interludes per pianoforte preparato di John Cage (Neuma Records 2023), il concerto-performance Ludic Inventions con i compositori e video-artisti C. Riley, K. Dirse, S. Covarrubias (Sound Scotland 2023), la collaborazione con il festival berlinese MaerzMusik e la Hawkins Dance Company di New York per il progetto dedicato a Lucia Dlugoszewski nel 2024, e le esibizioni per il centenario della compositrice a Philadelphia e alla Library of Congress di Washington nel 2025. Ha suonato ad AngelicA/Centro di Ricerca Musicale nel 2017 e 2020.

www.agnesetoniutti.com

 

Chiara Saccone & Deborah Walker
Giuseppe Chiari – METODI PER SUONARE (1962/1975)
I Metodi per suonare di Giuseppe Chiari divennero noti negli ambienti artistici negli anni ’70, quando il critico Gillo Dorfles pubblicò Il Metodo per suonare di Giuseppe Chiari, un libro contenente le partiture di 11 metodi per suonare strumenti musicali (chitarra, pianoforte), oggetti o elementi (acqua, crepitacoli, sassi, sonagli, videocamera), luoghi (stanza, città), azioni (rompere) e persino concetti (quantità).
Come osserva Dorfles nel suo libro, sebbene queste partiture fossero state scritte negli anni ’60, fu solo dieci anni dopo che attirarono l’attenzione del mondo dell’arte, incuriosito dalla natura “minimalista e funzionale” del loro contenuto visivo e dal loro “approccio essenziale e concettuale”. Oltre a esporre le partiture dei Metodi alla Quadriennale di Roma nel 1973, Chiari li eseguì e filmò in gallerie e festival negli anni ’70.
La notazione di queste opere è estremamente dettagliata, precisa e concepita per esplorare meticolosamente tutte le possibili sfumature di ogni singolo gesto. Dallo studio di ogni tipo di rottura di materiali con strumenti diversi ai possibili angoli di inclinazione del braccio su una tastiera; dalle dimensioni delle gocce d’acqua che cadono su superfici diverse alle varie oscillazioni dei sassi, tutto è descritto con meticolosa precisione. L’obiettivo è portare l’esecutore in uno stato di intensa concentrazione sull’azione e sul suono che essa produce.
Chiara Saccone & Deborah Walker

I sassi
È la quinta partitura presentata nel testo Il Metodo per suonare di Giuseppe Chiari, a cura di Gillo Dorfles e pubblicato da Martano Editore nel 1976. Si compone di due pagine e ha la forma di una partitura verbale. Il testo è accompagnato da disegni esplicativi delle forme geometriche delle pietre. Il termine “pietra” non si riferisce necessariamente a un materiale lapideo o a una roccia solida, ma a qualsiasi oggetto che produca un suono quando viene mosso dalla mano.

Metodo teorico e pratico per suonare il pianoforte
Questa è una partitura inedita del 1964 conservata nell’Archivio Giuseppe Chiari. Si differenzia dal metodo per pianoforte pubblicato nel libro di Dorfles, che consiste in un breve testo e fotografie delle mani di Chiari sulla tastiera. Questa partitura precedente è sia verbale che grafica. Contiene 31 pagine manoscritte eliografate in un album. Nella prima parte, il metodo si presenta sotto forma di partitura grafica: nove pagine in cui i gesti sono stilizzati utilizzando simboli estremamente concisi che rappresentano le azioni da eseguire. Le istruzioni verbali compaiono sporadicamente, soprattutto quando si indica un’azione più libera (ad esempio, “Quasi niente sulle corde”). Dopo queste nove pagine, si trova una legenda che permette di associare i simboli alle parti del corpo – mano, avambraccio, gomito, ecc. – e alle parti della tastiera coinvolte nelle azioni. Tuttavia, questa legenda non è sufficiente a chiarire la notazione precedente. Infatti, le pagine rimanenti presentano la notazione grafica sul lato sinistro, con i simboli utilizzati nella prima sezione, mentre sul lato destro si trova una spiegazione verbale molto dettagliata dei gesti associati ai simboli. In questo caso, i gesti sono presentati in un ordine diverso rispetto a quello delle prime pagine.

La chitarra
La settima partitura inclusa nel libro di Dorfles è composta da 11 pagine di notazione verbale e grafica. La prima pagina descrive come preparare la chitarra, specificando come allentare o addirittura rimuovere le corde. Seguono due sezioni: una dedicata alle “Modi di tensione”, che descrive le azioni che si possono eseguire con entrambe le mani per variare la tensione delle corde, e una intitolata “Modi di attacco”, che spiega in dettaglio diversi metodi di produzione del suono utilizzando dita, mani o oggetti. A questa segue una lunga sezione che illustra tutte le possibili combinazioni e transizioni tra le azioni. L’ultima pagina contiene la descrizione verbale di dodici possibili modi di suonare la chitarra, frutto della ricerca descritta nelle pagine precedenti. A differenza del metodo per il violoncello e per il pianoforte, questo metodo non contiene una serie di simboli che indicano un ordine cronologico degli eventi.

Metodo teorico e pratico per suonare il violoncello
Questa partitura inedita del 1962 è conservata nell’Archivio Giuseppe Chiari. Consiste in 16 pagine manoscritte eliografate in un album. Le prime sei pagine contengono una partitura in notazione grafica, seguita da un’ampia legenda che descrive il significato di grafici e simboli, illustrando azioni, qualità sonore, gesti, parti del corpo o dello strumento e persino l’uso di oggetti esterni. Nell’archivio personale di Pietro Grossi si trova una partitura quasi identica intitolata Per tre archi, composta nel 1961. Questa spiega l’organizzazione degli eventi su tre livelli indicati da numeri romani. Nel Metodo per violoncello, questi vanno “letti ed eseguiti da sinistra a destra e dall’alto verso il basso”.

Il rompere
“Lo sforzo minimo per rompere un corpo dicesi carico di rottura”. Chiari apre il metodo, il terzo nel libro di Dorfles, con questa frase. Le sue sette pagine utilizzano un linguaggio quasi scientifico e sono scritte in uno stile molto ordinato. Le prime quattro pagine descrivono, in forma narrativa, le forme dei corpi che possono essere soggetti a rottura e le forze che possono provocarla. Le descrizioni sono accurate e le possibilità sono espresse in linguaggio tecnico. I disegni nelle due pagine seguenti sono molto precisi e offrono una sintesi grafica delle azioni precedentemente descritte. Il Metodo si conclude con un avvertimento: “Per fare musica, l’importante è che la forza che rompe non faccia rumore” e suggerisce che le mani siano lo strumento più adatto per queste azioni.

L’acqua
“Acqua” è la prima parola che compare nel libro pubblicato da Dorfles. Questo metodo consiste in una sequenza di dieci pagine in cui gocce, superfici d’acqua, onde e contenitori vengono presentati al lettore nello stile grafico semplice e stilizzato dell’autore. Gli elementi illustrati graficamente sono spiegati in un testo nell’ultima pagina, che suggerisce vari modi di giocare con l’acqua. Ad esempio, è possibile variare la dimensione o la frequenza delle gocce che cadono, produrre un suono colpendo la superficie dell’acqua con oggetti concavi e piatti, agitarla all’interno di contenitori per generare onde, o persino versarla da un contenitore all’altro.
Deborah Walker e Chiara Saccone
(note di copertina per l’Lp Il metodo per suonare, Alga Marghen 2026 – trad. Walter Rovere)

 

Chiara Saccone (ph. Marek Jančúch)

Chiara Saccone è una pianista specializzata nel repertorio contemporaneo. Ha avuto la possibilità di lavorare con compositori e compositrici quali Helmut Lachenmann, Beat Furrer, Simon Steen Andersen, Frederic Rzewski, Vinko Globokar, Wolfgang Rihm, Sofia Gubaidulina, Jennifer Walshe, Francesco Filidei e Filippo Perocco. Collabora attivamente con i più significativi artisti italiani della sua generazione, commissionando ed eseguendo prime assolute per pianoforte e formazioni cameristiche.
Dal 2012 porta avanti una ricerca sulla musica del compositore e artista fiorentino Giuseppe Chiari. Nel 2019 ha presentato parte del suo lavoro ai “Dialoghi sul comporre” a Reggio Emilia suonando Gesti sul piano e Metodo per suonare il pianoforte. È stata invitata nel maggio 2021 alla conferenza “Framing the Normal” organizzata dal Conservatorio di Anversa (Belgio) e ha partecipato nell’aprile 2020 insieme alla violoncellista Deborah Walker alla residenza artistica del GMEA Centre National de Création Musicale di Albi (Francia), oltre ad essersi esibita eseguendo opere dell’autore per il Centro Pecci di Prato, il festival TRK organizzato da Tempo Reale e il festival Fabbrica Europa a Firenze, per l’Istituto di Cultura Italiana di Bratislava e l’Università di Udine. La sua ricerca musicale l’ha portata negli ultimi anni a indagare il ruolo del performer, focalizzandosi sull’importanza del corpo del musicista e sull’uso di oggetti quotidiani come oggetti sonori.

 

Deborah Walker

Deborah Walker è una violoncellista attiva nel campo della musica contemporanea e sperimentale. Il suo interesse si concentra attorno a forme della creazione musicale legate al gesto, all’esplorazione del suono e all’interazione con altre discipline. Deborah ha collaborato con compositori e compositrici come Pascale Criton, Éliane Radigue, Phill Niblock, Philip Corner, Catherine Lamb, presentando prime esecuzioni delle loro opere. È membro dell’ensemble francese Dedalus e collabora da più di 20 anni con la violinista Silvia Tarozzi; il loro repertorio include brani di musica contemporanea e sperimentale, ma anche rielaborazioni di canti tradizionali dell’Emilia-Romagna. Ha creato nel 2019 un duo con la pianista Chiara Saccone dedicato ai Metodi per suonare di Giuseppe Chiari, incoraggiati dalla famiglia di Chiari, attraverso residenze al GMEA di Albi, workshop e conversazioni con altri musicisti. Deborah ha inoltre composto e suonato musiche originali per spettacoli di danza, circo e teatro.Si è prodotta in festival e sale da concerto come I Suoni delle Dolomiti, ZKM Karlsruhe, Centre Pompidou (Parigi e Metz), Opera di Lione, Festival dʼAvignon, Festival Nomad a MʼHamid (Marocco), Switch ON (Malesia), Tectonics (Glasgow), Redcat (Los Angeles), Ultima (Oslo), Audible Edge (Perth, AUS). Ad AngelicA si è esibita più volte assieme agli ensemble Dedalus e ONCEIM, oltre che in concerti dedicati a Phill Niblock e Philip Corner. Nel 2020 ha ottenuto un dottorato in Arte all’università della Lorena, con una tesi sulla collaborazione fra artisti Fluxus e le edizioni Pari&Dispari a Reggio Emilia e Cavriago.

 

INTERVALLI

Intervalli (1951-1956) del pioniere italiano Fluxus Giuseppe Chiari potrebbe essere considerato il primo brano minimalista della storia della musica.
Tuttavia, le note non vengono mai ripetute letteralmente. Ciò che si ripete è un movimento, un susseguirsi di note nel tempo che poi subisce permutazioni in tutte le direzioni. Non ci sono temi, motivi, sequenze o schemi. L’identità dei suoni non è importante, ciò che conta sono le differenze: gli intervalli tra i toni sono coniugati in vari movimenti – movimenti di espansione, contrazione, addizione, sottrazione, ecc.
In ciascuna delle dodici parti, i dodici intervalli vengono elaborati in modi ingegnosi e frenetici che stupiscono per la loro diversità, timbro e movimento.
Reinier van Houdt

 

Compositore e improvvisatore, artista concettuale e teorico, GIUSEPPE CHIARI ha segnato fortemente, con il suo pensiero filosofico e artistico, la scena musicale internazionale degli anni sessanta e settanta.
Nel 1962 è l’unico italiano a entrare a far parte di Fluxus come membro ufficiale: nel primo festival del movimento (Wiesbaden settembre ’62), Frederic Rzewski eseguì i suoi Gesti sul Piano, e il primo Fluxyearbox assemblato da George Maciunas conteneva la partitura di La Strada (eseguita a dicembre ’64 da Cornelius Cardew e Robin Page all’ICA di Londra), una busta con vari foglietti descriventi una serie di rumori derivanti da azioni (“lo scrivere di una penna sulla carta” “il suono melanconico di un oboe” “il rumore della folla a una partita di calcio” ecc.), che prevalentemente “devono venire solo annunciate, lasciando allo spettatore immaginare i fatti auditivi che comportano”, mentre “solo alcune, poche possono essere eseguite”.
I Gesti sul Piano, che restano il suo lavoro più celebre, sono anche quelli che contribuiscono a definire in maniera più paradigmatica l’estetica radicale di Chiari. Partendo da un’immaginaria situazione di tabula rasa (“L’uomo […] Non ha mai visto suonare un piano. Non concepisce che un dito serva per un tasto.”) Chiari crea una partitura unicamente gestuale, pura action music che separa (lasciandolo indeterminato) gesto esecutivo e suono. Come scrive Gillo Dorfles, “Chiari ha, precocemente e prima di molti altri, messo in atto una duplice formulazione della sua opera: quella propriamente processuale, musicalmente processuale, ma anche visualmente tale; e quella gestuale e d’azione. […] E questo lo pone in primo piano tra coloro che hanno individuato nella manipolazione della propria corporeità e nella programmazione d’una processualità ideativa, la matrice di un’attività estetica.”
Non casualmente, Chiari si legò a Charlotte Moorman, colei che più – tra gli artisti attorno a Fluxus -, mise in primo piano la corporeità nelle sue performance, dedicandole la famosa Per Arco del 1964, una partitura verbale per nastro magnetico, e descrizioni di gesti e modalità di produzione del suono.
Il musicista fiorentino ha inoltre praticato intensivamente l’improvvisazione, da concerti nella seconda metà dei ’60 con vari membri di Musica Elettronica Viva (Rzewski, Curran, Phetteplace, Cataldi, Teitelbaum, Lacy) sulla sua Strimpellare. Suonate quel che volete (1965), al grande evento per 100 improvvisatori (musicisti e non) al Pecci di Prato nel ’90.

I suoi Intervalli, composti tra il 1950 e il 1956 e ora incisi integralmente su disco da Reinier van Houdt, rappresentano invece una delle sue composizioni meno conosciute ma anche più sorprendenti, sia in relazione alla coeva avanguardia europea, che rispetto alla direzione verso la “musica gestuale” che prenderà il suo lavoro.
Prima opera ufficiale nel catalogo di Chiari, inizierà a venire eseguita solo nel 1970 (con un concerto di La Monte Young presso lo spazio di Rzewski a Roma!), seguita da performance di Zygmunt Krause, Sylvano Bussotti, e Giancarlo Cardini, che la descrisse come “una lenta successione di accordi, inframmezzati da pause, e con scelta registrica costantemente cangiante”.
È interessante notare l’intervento di Young, non solo naturalmente per la comune (iniziale) militanza in Fluxus, ma perché di fatto gli Intervalli sembrano anticipare di anni il minimalismo e le teorizzazioni su processi sistemici, serialità e variazione esplicitate da Steve Reich e Sol LeWitt nei loro rispettivi manifesti del ’67-68.
È una curiosa coincidenza che Chiari abbia fondato nel ’60 Vita Musicale Contemporanea a Firenze con Pietro Grossi, pioniere dell’arte informatica e del calcolo combinatorio applicato alla musica; ma prima di questo incontro, Chiari proveniva comunque da studi di matematica all’Università, e come scrisse nella sua Autobiografia (1996): “Siamo nel 1950. Chiari compone sulla tastiera composizioni geometriche, applica combinazioni.”

Come ricorda Gabriele Bonomo nelle note al disco pubblicato da Alga Marghen, Chiari riassunse le basi teoriche che avevano ispirato gli Intervalli in un suo saggio del 1959, intitolato La composizione intesa come disposizione logica degli elementi sonori.
Nello scritto, Chiari si concentra “sull’idea di una disposizione razionale della sequenza dei suoni e/o della loro simultaneità attraverso un sistema … di ripetizioni di varianti o invarianti, definiti dalle loro caratteristiche intervallari e durate. Un sistema più o meno controllato, in quanto opera all’interno di un insieme limitato di possibilità date – un fattore che porta a una radicale riduzione dei parametri musicali – ma al contempo liberato dal potenziale delle loro combinazioni indefinite.”
Nella stessa raccolta (Trattato di Musica, pubblicato solo nel ’93) compare anche Il gioco degli Intervalli, una lunga esemplificazione delle idee compositive che presiedono il brano:

Strutturare per INTERVALLI è non considerare Frasi melodiche.
Non considerare un SUONO solo nella sua altezza.
Ma considerare solo il rapporto fra DUE SUONI..
…l’elemento è l’INTERVALLO…
LA STRUTTURA DI INTERVALLI è una Disposizione di Intervalli

Un GIOCARE a Domanda e RISPOSTA con gli intervalli.

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Il primo suono è pazzo (libero) (scelto liberamente)
Il suono 2 è pazzo
[ho un intervallo]

…se decido che questo intervallo è un’INDICAZIONE il suono 3 non è pazzo

…se decido che questo intervallo non è un’INDICAZIONE il suono 3 è pazzo

Nel gioco degli intervalli si tratta di rispondere a un intervallo con un intervallo; il suono è sempre o un Basso o un Acuto di un Intervallo. In Verticale o in Orizzontale…
Non è mai un Suono a sé stante.

il discorso è sempre lo stesso

…suonare un certo numero di suoni ad libitum…
vedere quante indicazioni danno gli intervalli…
scegliere alcuni intervalli… alcuni, non tutti, come obbligati…
poi suonare altri suoni dove gli intervalli obbligati sono insieme a tante altre cose
…e riprincipiare…

in questa nuova ondata scegliere alcuni intervalli obbligati…
…rifarli insieme a tante altre cose…

[segue per altre 21 pagine, NdC]

Anche questa fase ciononostante, secondo Bonomo, sembra contenere i semi del più riconoscibile futuro percorso creativo del compositore fiorentino:
“I processi sistematici di limitazione e ripetizione dei parametri musicali emergeranno in seguito con la nascita del minimalismo. Tuttavia, mentre la musica minimale impiega la riduzione sistematica dei parametri e le loro ripetizioni per guidare uno sviluppo unidirezionale come processo graduale, gli Intervalli di Chiari si muovono verso un concetto opposto che “studia i rapporti tra i suoni senza ordine di precedenza nel tempo” al fine di ottenere “una musica che toglie il potere discorsivo della successione” (Chiari, cit. in La composizione intesa come disposizione logica degli elementi sonori). Un chiaro indicatore di una concezione oggettiva, quasi atomistica, del suono, volta a decostruirne l’omologazione sintattica. Da qui la sua rilevanza concettuale, che non può essere equiparata alle correnti canoniche del minimalismo: una sfumatura che avrebbe successivamente predisposto Chiari a un’apertura informale verso il gesto performativo.”
Walter Rovere

 

Reinier van Houdt (ph. Nino Purtschvanidze)

Pianista e compositore, Reinier van Houdt ha pubblicato cinque album come solista per etichette come Hollow Ground, Discreet Editions, Erstwhile, Elsewhere e Matière Mémoire.
Oltre a eseguire la propria musica, ha presentato prime assolute di artisti come Robert Ashley, Maria de Alvear, Alvin Curran, Kaikhosru Sorabji, Francisco López, Christian Marclay, Nomi Epstein, Charlemagne Palestine, Jerry Hunt, Michael Pisaro, Walter Marchetti, Jürg Frey e Petra Strahovnik.
Ha inoltre collaborato con Annea Lockwood, John Cage, Alvin Lucier, Luc Ferrari e Peter Ablinger.
Da molti anni è membro dei Current 93 di David Tibet, nell’ambito dei quali ha lavorato con Nick Cave, John Zorn, Anohni, Tony McPhee e Ossian Brown. Ma è anche una delle forze trainanti del collettivo di musica sperimentale MAZE con Yannis Kyriakides, e fa parte del Trio Scordatura.
Si è esibito in locali diversissimi tra loro, come The Roulette e l’Issue Project Room a New York, il Colegio Ildefonso di Città del Messico, il Café Oto e la Queen Elizabeth Hall a Londra, il DOM di Mosca, l’Empty Gallery di Hong Kong, il Paradiso di Amsterdam, l’Apollohuis di Eindhoven, la New Library di Alessandria d’Egitto, il REDCAT e il Wulf di Los Angeles, il Mills College di Oakland, il Kuryokhin Center di San Pietroburgo, il Trafo di Budapest, i Nuits Nomadiques di Parigi, il Brut di Vienna, l’HAU e la Volksbühne di Berlino, il Tramway di Glasgow e il Klangraum di Düsseldorf. Tra le sue partecipazioni a festival si annoverano CTM Berlino, Meltdown Londra, AngelicA Bologna, Holland Festival, Warsaw Autumn, Incubate Tilburg, UNSOUND Polonia, Primavera Barcellona, November Music Den Bosch e molti altri.
Ha vinto un premio all’Ars Electronica Linz 2012 con Francisco López, il Prix Europe 2015 con Andcompany&Co e il primo premio al Videoex 2019 con il regista Takashi Makino.
Ad AngelicA festival e al Centro di Ricerca Musicale si è esibito numerose volte in prime assolute e italiane: con l’Ensemble MAZE, con l’Orchestra del Teatro Comunale diretta da Tonino Battista, e come solista del Concerto per pianoforte per la mano sinistra di Walter Marchetti nel 2014; in duo con Michael Pisaro (2016) e con Francisco López nel 2021; e con Ensemble Scordatura nel 2023.
Su i dischi di angelica è uscito su cd untitled #400 con Francisco López.

 

Biglietti:
ingresso gratuito

* * *

Luogo:

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna

Informazioni:

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
+39 0516496611
infoMAMbo@comune.bologna.it
www.museibologna.it/mambo/
https://www.museibologna.it/mambo/schede/giuseppe-chiari-1926-2026-partitura-per-un-museo-5307/

 

AngelicA | Centro di Ricerca Musicale
t 051.240310
info@aaa-angelica.com
www.aaa-angelica.com

 

 

 

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33 AngelicA 2023

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